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Un salto nell'epoca classica per interpretare l'Europa di oggi: la speranza è nel prossimo

Qualche giorno fa, nel corso di una delle tante lezioni “a distanza” con una prima superiore, ho avuto un vivace scambio con una ragazza. Come spesso accade in aula, anche in videoconferenza nel corso delle attività didattiche ho cercato di coinvolgere la classe. Questa volta commentando insieme parte del discorso di Pericle pronunciato, secondo quanto sostiene Tucidide nel libro II della Guerra del Peloponneso, in occasione della commemorazione dei caduti del primo anno proprio della guerra che vide contrapposte Atene e Sparta. Ad un certo punto, questa “peperina” appena adolescente ha fatto una considerazione che non sempre sento fare agli alunni della stessa età e di cui ne riassumo qui il senso: Pericle esalta le libertà ateniesi dopo aver creato fuori dalla sua polis un sistema tirannico di sottomissione di tutte le altre città-stato che aderirono (o furono obbligate ad aderire) alla lega delio-attica. Nello specifico, la studentessa eccepiva che il Pericle tucidideo vantava l’attenzione degli ateniesi per gli affari pubblici e il disprezzo per chi non se ne interessava (“Riuniamo in noi la cura degli affari pubblici insieme a quella degli affari privati, e se anche ci dedichiamo ad altre attività, pure non manca in noi la conoscenza degli interessi pubblici. Siamo i soli, infatti, a considerare non già ozioso, ma inutile chi non se ne interessa…”), ma questa come altre “premure” e altre forme di tolleranza erano garantite ai cittadini della polis ateniese, ma non ai cittadini delle polis della lega ai quali, invece, veniva imposto il regime democratico e l’obbligo di restare dentro la struttura egemonizzata dalla città-stato attica, reprimendo ogni libertà di autodeterminazione.

Qualcuno potrebbe leggere in tale atteggiamento, tra corsi e ricorsi della storia, la famosa crociata politica degli Stati Uniti d’America del post 11 settembre 2001, quando la potenza egemone di un organo sovranazionale (l’alleanza di oggi, la Nato, per alcuni versi ha ricalcato un po’ lo stesso percorso compiuto dalla lega delio-attica di più di duemila anni prima) pretendeva di “esportare” la democrazia, facendo quasi risuonare le parole scritte da Tucidide nel V secolo a.C.


Senza tediare la discente con argomenti la cui complessità avrebbero probabilmente disorientato qualsiasi alunno al primo anno di liceo, le ho detto che nella realtà multiforme di uno Stato la democrazia ateniese presentava all’interno la mirabile faccia di un regime relativamente progredito per l’epoca (anche se con tanti limiti) e all’esterno la faccia cinica di una potenza imperialista. L’esempio più eclatante di questo atteggiamento è quanto accade nelle Cicladi sempre nel corso della guerra del Peloponneso, quando gli ateniesi impongono all’isola di Melo, che aveva dichiarato la propria neutralità, un ultimatum che obbligava i cittadini di quell’isola o ad assoggettarsi o a essere sottoposta a una punizione esemplare (la distruzione della città, l’uccisione di tutti gli uomini e la deportazione di donne e bambini come schiavi). Insomma, un caso di studio sulla contrapposizione tra due idee di rapporto tra stati: il riconoscimento della neutralità dei melii basata sul principio di riconoscimento reciproco dell’autonomia, opposto al “primordiale” diritto del più forte rivendicato da Atene.

Dopo aver letto l’avvincente dialogo tucidideo tra melii e ateniesi, e averne discusso il senso, l’alunna, quasi come se volesse ritrovare la bussola attraverso l’attualizzazione del problema, mi ha fatto una domanda che mi ha stupito ulteriormente: “Se l’Unione europea ci impedisse di uscire dall’accordo e se ci imponesse delle regole stabilite dallo Stato più forte, che sicuramente non è l’Italia, sarebbe anch’essa una forma di lega delio-attica?”. Ovviamente ho passato la successiva mezz’ora a spiegare le differenze di contesto, ma la fotografia improvvisa dei rapporti di forza fatta dalla ragazza probabilmente ha fornito l’unica certezza di quella lezione: le nuove generazioni hanno tanto da dare a questo Paese guidato da vecchie cariatidi.

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