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Ode a Jean Jaurès: la sinistra con l’elmetto sacrifica (di nuovo) il cosmopolitismo pacifista

In una lontana e sbiadita matrice dei partiti (cosiddetti) di sinistra, dovrebbero esserci delle tracce di quella gloriosa tradizione cosmopolita del socialismo che legava tutti i movimenti operai occidentali e li spingeva a sostenere il sabotaggio delle guerre della borghesia. Insomma quel costruttivo spirito che ispirò la nascita della Seconda internazionale. Oggi, nella storica disputa tra interventismo e pacifismo, la sinistra - ormai istituzionalizzata - sembra essersi arruolata per l’ennesima volta tra le truppe dei sostenitori del conflitto bellico che già ai tempi della Grande guerra determinarono l’implosione della gloriosa associazione internazionalista.


A occidente, attualmente, si evita sistematicamente la lezione di uno dei più dimenticati martiri della pace. Jean Jaurès, appassionato difensore – insieme, tra gli altri, ad Émile Zola – di Alfred Dreyfus, è stato un grande e carismatico esponente del partito socialista che si oppose strenuamente alla partecipazione dei francesi alla guerra del 1914-1918, sostenendo fino alla fine la risoluzione di ogni controversia per via diplomatica (va ricordato che inizialmente la guerra nacque come conflitto regionale tra austriaci e serbi). Jaurès, tuttavia, si scontrò tragicamente con il fanatismo nazionalista che pervase tutti i Paesi coinvolti nelle ostilità: il 31 luglio 1914 un giovane assassinò il politico transalpino in un caffè di Parigi.

Eliminato il più grande ostacolo all’unanime sostegno alla guerra prese corpo l’Union Sacrée (come definita dall’allora Presidente della Repubblica, Raymond Poincaré), quell’accordo che portò i socialisti a rompere il vincolo di solidarietà internazionale e a fare il proprio ingresso nel governo bellicista (come accaduto anche in altri Paesi cobelligeranti) di unità nazionale guidato da George Clemenceau. Unione di intenti sintetizzata abilmente dal presidente della Camera dei Deputati, Paul Deschanel, nell’elogio funebre di Jaurès: “[…] Ci sono ancora avversari? No, sono rimasti solo francesi ... Francesi che, per quarantaquattro anni, hanno fatto tutti i sacrifici per la causa della pace e che, oggi, sono pronti a fare tutti i sacrifici per le cause più sante: salvezza della civiltà, libertà della Francia e dell'Europa”.

Oggi la sinistra è un po’ figlia di quella scelta. Nei più di cento anni che ci dividono dal 1914, infatti, quell’area politica ha definitivamente abbandonato la solidarietà internazionale tra gli ultimi, come testimoniato dalla cancellazione di fatto dall’agenda politica dei temi della lotta sociale e - per non essere tacciata di conservatorismo - dalla decisa insistenza sui diritti civili, velleitariamente da garantire a tutti ma praticamente destinati alle classi agiate.

La sinistra di ogni stato sembra aver abbandonato la lezione del pacifismo e perfino il Partito (cosiddetto) democratico, che pure aveva collocato Filippo Turati nel proprio pantheon costitutivo (per non essere accusato di essere ancora comunista), pare abbia scelto convintamente l’aggressivo atlantismo indossando l’elmetto.

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