top of page

Nella guerra tra Russia e Ucraina sta vincendo la propaganda

Le armi utilizzate in queste settimane lontano dall’Ucraina non sono mortali come quelle che sparano sul campo di battaglia, ma più sofisticate e subdole tanto da cancellare ogni certezza su quanto stia realmente accadendo nell’Est europeo. Se, come recita un antico aforisma attribuito ad Eschilo, “in guerra la prima vittima è la verità”, probabilmente in queste ore ci stiamo già avviando alle esequie sulle assordanti note della propaganda. Ancora oggi, nonostante l’armamentario di mezzi tecnologicamente avanzati, infatti, il bombardamento di immagini e di informazioni che arrivano stanno completamente disorientando l’opinione pubblica internazionale. Per colpa dell’incapacità e dell’impossibilità di verificare le fonti, non sembra essere possibile, nemmeno in modo approssimativo, attribuire atti e responsabilità.

La mole di osservazioni, testimonianze e asserzioni che, in modo cosciente o incosciente, arrivano a chi assiste alla guerra a migliaia di chilometri sembra letteralmente impastata con pregiudizi, odi, timori, paure e forti traumi. Così l’osservatore recepisce delle informazioni che veleggiano nel mare del verosimile, ma che difficilmente possono essere spinte nel porto sicuro della verità (a meno che non si voglia rischiare seguendo la cattiva fede o posizioni precostituite).

Da questo punto di vista sembra ancora attuale la lezione March Bloch. Lo storico, che di guerre se ne intendeva – aveva combattuto la Prima guerra mondiale e fece parte della resistenza francese nella seconda -, raccolse degli appunti sul tema, poi pubblicati in un libro intitolato La guerra e le false notizie.

Secondo uno dei padri della rivista Les annales, la distorsione di una informazione può diventare una verità granitica grazie a dinamiche sociali che si amplificano con la guerra. In merito a questo processo, però, Bloch sottolineava che non tutte le false notizie diventano leggende consolidate, ma soltanto quelle che trovano un terreno fertile sul quale prosperare, perché gli uomini credono facilmente in ciò che hanno bisogno di credere. Il contesto nel quale prospera una fake news, tuttavia, non riguarda l’individuo ma un’intera comunità soprattutto se vive in uno stato collettivo di disorientamento e di crisi dei legami sociali.

Volendo fare riferimento ai nostri giorni, potremmo dire ipoteticamente che l’Occidente, fiaccato dalla pandemia di Covid19, ha bisogno di individuare il proprio capro espiatorio in Putin, mentre la Russia, esasperata dall’autocrazia putiniana, ha bisogno di credere nelle responsabilità della Nato e degli USA.

Se a questa condizione aggiungiamo i racconti di storici conflitti o antichi pregiudizi (come ultimamente se ne trovano tanti sulla stampa nazionale e internazionale), nella collettività – secondo Bloch – si determinano una predisposizione emotiva e una rappresentazione intellettuale pronte a prendere per vera ogni informazione, vera o falsa che sia. Ecco perché ci sono delle notizie verosimili considerate vere o false a prescindere.

Nei momenti di forte crisi – come nel caso del mondo passato dall’incubo dell’emergenza sanitaria a quello bellico –, inoltre, l’emozione per le violenze perpetuate e la fatica psicologica annientano completamente il senso critico impedendo di distinguere la fondatezza e l’infondatezza di una circostanza.

Forse proprio la lezione di Bloch ci permette di razionalizzare la nostra incapacità di capire fino in fondo quanto sta accadendo alle porte dell’Europa.


40 visualizzazioni0 commenti
bottom of page
UA-137738610-2