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La pandemia e le arti divinatorie degli economisti alla prova della crisi

La pandemia mondiale causata dalla diffusione del coronavirus, a detta di molti analisti, potrebbe avere gravi ripercussioni sul funzionamento dei sistemi produttivi nazionali e internazionali, segnando una significativa discontinuità dei trend economici mondiali rispetto al passato. Non essendo un economista, mi affido alle previsioni degli esperti che, tuttavia, così come sta avvenendo in campo sanitario, si dividono tra ottimisti e catastrofisti.

Per avere qualche indicazione su quelle che potrebbero essere le tendenze economiche mondiali dei prossimi mesi, ho preferito consultare le previsioni di chi, per questioni ideologiche o professionali, è per forza di cose convinto assertore e difensore dell’attuale sistema capitalistico-borghese, andando a confrontare le opinioni di chi intravede il baratro e quelle di chi immagina una ripresa a breve termine.

Nel primo caso ho trovato interessante l’analisi di Mark Rodino, managing directordi 21Shares AG (società svizzera che si occupa di criptovalute), intervistato da Gabriele Petrucciani per il Corriere della Sera (inserto dell’Economia del Corriere del 10 aprile 2020). La sua analisi si incentra sul definitivo indebolimento economico degli Stati Uniti d’America, , circostanza – ma questa è una aggiunta del sottoscritto – che avrebbe effetti a cascata per tutti i Paesi che a livello globale sono legati agli States.


Secondo Rodino, la crisi americana potrebbe avere un impatto anche maggiore che in Europa a causa di tre fattori che già in questa fase stanno emergendo: il crollo della domanda e dell’offerta, l’aumento repentino della disoccupazione e la crescita dell’indebitamento pro capite. Goldman Sachs, una delle banche d’affari più importanti del mondo, supportando questa tesi, stima che il tasso di disoccupazione potrebbe raggiungere il 15% e il Pil scendere del 34% già nel secondo trimestre del 2020. L’aumento dei soldi investiti dal governo a “stelle e strisce”, a detta del managing directordi 21Shares AG, potrebbe avere il solo effetto di portare il rapporto tra debito e Pil al 123% (per intenderci, non troppo lontano da quello italiano). La quarantena e l’impossibilità di spendere come nei mesi precedenti alla crisi, inoltre, renderebbe inutile perfino l’aumento della quantità di cartamoneta in circolo.

Insomma, c’è chi vaticina prossimi sconvolgimenti globali e chi invece prevede la pronta ripresa perfino per un Paese che economicamente vale molto meno degli Stati Uniti d’America: l’Italia. Giuseppe Capuano, dirigente di seconda fascia del Ministero dello Sviluppo Economico, in un contributo pubblicato l’11 aprile per la rivista on line Start Magazine, sostiene che l’economia italiana, dopo il crollo del Pil del primo trimestre del 2020, dovrebbe rapidamente riprendersi nel terzo trimestre (secondo le stime della Svimez, addirittura nel secondo). I motivi di tanto ottimismo sarebbero anche qui almeno tre: il fatto che la crisi sia esogena (vuol dire che è conseguenza di fattori non economici), gli Stati stanno intervenendo con grosse iniezioni di liquidità nel sistema economico e i governi, dopo la crisi dei titoli subprime di qualche anno fa, sarebbero già attrezzati per la ripresa.

Difficile dire quale sarà la previsione giusta, ma certo sull’analisi del dottor Capuano, ingranaggio dell’apparato burocratico-amministrativo italico, potrebbe pesare il tentativo legittimo di tranquillizzare l’opinione pubblica. È appena il caso di ricordare quanto scriveva Platone nel terzo libro de la Repubblica quando fa dire a Socrate: “La menzogna è agli dei inutile, e agli uomini utile solo sotto specie di un farmaco”. Insomma, quello del dirigente del Mise potrebbe essere una sorta di quadrifarmaco epicureo per indorare la pillola della quarantena forzata e della crisi economica. Questa ovviamente è una supposizione dettata dalle circostanze.

Da osservatore esterno dei meccanismi economici, posso soltanto fare riferimento al passato che, se non ci dà alcuna soluzione (la storia non è quasi mai magistra vitaecome sosteneva Cicerone), almeno ci fornisce qualche esempio e la possibilità di trarne qualche riflessione. Le grosse crisi economiche di epoca contemporanea hanno portato con sé effetti positivi e al contempo negativi. La prima “grande depressione” del periodo 1873-1896 diede una decisa accelerazione alla seconda rivoluzione industriale e alla nascita della cultura di massa, ma portò le grandi potenze industriali dell’epoca sulla strada del primo conflitto mondiale. Ugualmente, il “crollo di Wall Street” del ’29 diede il la alla nascita del welfare state e della terza via keynesiana tra liberismo classico ed economia pianificata, anche se fu tra le cause dell’ascesa del nazismo in Germania (su questi aspetti lanciati sommariamente bisogna ritornarci con un approfondimento più ampio). La crisi attuale, se dovesse avere effetti lunghi come tutti immaginano, potrebbe avere conseguenze positive e negative nello stesso tempo e quindi rendere più sfumate le previsioni di chi oggi si è arroccato su posizioni o totalmente ottimistiche o totalmente pessimistiche. Potrebbe essere dirompente come i due casi appena citati, ma anche rientrare attraverso gli strumenti utilizzati con le crisi del ventunesimo secolo (ammesso che la portata sia la stessa). Come detto in precedenza, l’economia rappresenta un campo minato sul quale è difficile muoversi, per questo motivo soltanto il tempo potrà fornire delle risposte forse definitive sulla crisi.

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