top of page

La crisi ucraina tra nazionalismo, imperialismo ed europeismo.

La deprecabile e ignobile aggressione all’Ucraina da parte della Russia, oltre alla tragica conta delle vittime, potrebbe avere lunghe e gravi conseguenze per chi – suo malgrado – si è trovato ad affrontare una crisi sull’uscio della propria casa comune: l’Unione europea. La spinta imperialista statunitense all’integrazione nella Ue e nella Nato dell’Europa orientale, il ricatto delle armi di Putin e quello morale di Zelensky («l’Ucraina – ha dichiarato al Parlamento europeo il presidente ucraino - è il cuore dell’Europa, penso che l’Europa veda l’Ucraina come qualcosa di speciale per questo mondo. Ecco perché il mondo non può perdere questo qualcosa di speciale»), impongono alle Istituzioni europee di fare qualcosa dando una risposta anche a quell’onda emotiva che sta manifestando l’opinione pubblica internazionale. Un intervento che tuttavia non potrebbe essere scevro da gravi conseguenze.

L’Ucraina, infatti, tenta di mantenere la propria autonomia e indipendenza grazie all’equilibrio tra l’imperialismo americano e quello russo, considerando (grazie ad una maggioranza cattolica e filo occidentale) il secondo più pericoloso per colpa dell’aggressività dell’autarchia putiniana e della storica diffidenza tra ucraini e russi. Per tali motivi e per la difesa militare a oltranza, Zelensky sta brandendo un forte nazionalismo integralista che oggi spinge tante persone e personalità a mobilitarsi o a ritornare in patria per combattere.

Come tanti Paesi che nella stessa area hanno visto svanire le grandi speranze del 1989 – una positiva transizione dal comunismo alla democrazia e un prospero passaggio dalle economie centralizzate al capitalismo di mercato –, l’Ucraina ha abbracciato un forte nazionalismo identitario per far fronte al crollo del blocco sovietico. Nazionalismo che in breve tempo ha caratterizzato le principali forze politiche e sociali diventando un sentimento diffuso, una religione laica e politica.

La connotazione in senso fortemente nazionalista dello Stato ucraino può aiutare la resistenza di oggi, ma potrebbe creare gravi conseguenze nella gestione di una futura pace e alla convivenza -anche entro gli stessi confini - tra ucraini e russi. Nonostante le parole dei più importanti esponenti istituzionali, infatti, persiste ancora l’incapacità a scindere le responsabilità del governo guidato da Putin da quelle del popolo russo, per non considerare le ataviche antipatie tra i due popoli. In questo contesto si potrebbero scatenare ulteriori violenze soprattutto nei territori di coabitazione (si pensi al Donbass).

Lo storico Joseph Ernest Renan sosteneva che l’oblio è un “fattore essenziale nella creazione di una nazione”, ma spesso – questa è una aggiunta che verrebbe da fare alla luce delle esperienze passate - chi è stato vittima di violenza fa fatica a dimenticare e si abbandona alla vendetta. L’immagine chiara di questa situazione è rappresentata dalle violenze nella ex Jugoslavia del secolo scorso.

Per tutto ciò l’Europa, in questi giorni, deve valutare lucidamente tutte le alternative. Dopo averlo fatto male nei Balcani, potrebbe dover gestire la stessa situazione di odio etnico, oltre ad un possibile revanscismo russo “putiniano” ed – eventualmente - “post putiniano” che farebbe male alla pace nel Vecchio Continente.

44 visualizzazioni0 commenti
bottom of page
UA-137738610-2