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L'Italia celebrerà l'aggressione fascista dell'Urss un giorno prima della condanna dell'Olocausto

La scorsa settimana, ignorata dalla gran parte dei media nazionali, è circolata la notizia relativa all’approvazione da parte del Senato italiano del Ddl istitutivo della “Giornata nazionale della memoria e del sacrificio degli alpini”. Il provvedimento votato quasi all’unanimità fisserebbe la nuova ricorrenza per il 26 gennaio – tenete a mente questa data -, “al fine di conservare la memoria dell’eroismo dimostrato dal Corpo d’armata alpino nella battaglia di Nikolajewka durante la seconda guerra mondiale, nonché – si legge all’articolo 1 della prossima legge - di promuovere i valori della difesa della sovranità e dell’interesse nazionale nonché dell’etica della partecipazione civile, della solidarietà e del volontariato, che gli alpini incarnano”.

Per comprendere appieno il significato di tale decisione, va ricordato che gli alpini presero parte alla celebrata battaglia di Nikolajewka, negli ultimi giorni di gennaio del 1943, dopo aver partecipato alla campagna militare di aggressione nazifascista dell’URSS (“Operazione Barbarossa”), prima inquadrati nel Corpo di spedizione italiano in Russia (CSIR) e poi nell’Armata italiana in Russia (Armir).

Inserendo l’iniziativa nel suo contesto storico di riferimento e considerando il dibattito pubblico recente, appare abbastanza paradossale la collocazione nel calendario civile nazionale di questo genere di ricorrenza, soprattutto se si fa riferimento alle motivazioni che esaltano la “difesa della sovranità e dell’interesse nazionale”.


Negli ultimi tempi, infatti, la retorica bellicista va spiegando che l’invio delle armi in Europa orientale è sacrosanta perché è stata violata dai russi la sovranità nazionale degli ucraini, ma ciò sembrerebbe non impedire al Parlamento di legittimare l’aggressione dei Paesi dell’Asse all’Unione Sovietica. Per i promotori della legge (leghisti, 5 Stelle e Fratelli d’Italia) e chi l’ha votata, evidentemente, esistono due pesi e due misure quando si tratta di salvaguardare la sovranità nazionale.

La fede nel montante nazionalismo, riemersa chiaramente in queste settimane di conflitto bellico sul fronte ucraino, deve aver convinto la classe politica nostrana a ripescare perfino uno degli episodi delle tragiche e disastrose “gesta” del nazifascismo, fissandone la celebrazione a ridosso del “Giorno della memoria” (27 gennaio) – in occasione del quale si commemorano le vittime dell’Olocausto. Probabilmente chi ci governa, seguendo la lezione di Friedrich Nietzsche, spera che i cittadini stiano regredendo definitivamente ad uno stato animalesco così da poter dimenticare il passato e vivere in un eterno presente nel quale vale tutto il contrario di tutto.

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