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Il vento del sovranismo e del populismo soffia forte sul governo dell’Italia

Il primo governo Draghi è nato da un compromesso tra i tecnici benedetti dall’Unione Europea e le forze più retrive che oggi riesce ad esprimere l’elettorato italiano. Il presidente della Repubblica, prendendo atto della situazione politica, ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco: affidarsi all’esperienza di un tecnocrate e farlo sostenere da una maggioranza formata per buona parte da partiti sovranisti e populisti. Mentre però il Partito Democratico e Forza Italia, da soggetti partitici ormai abituati a chinare la testa di fronte alla ragione di Stato e a sostenere convintamente le politiche liberiste, non metteranno a repentaglio la stabilità dell’esecutivo, per gli altri “compagni” di strada la situazione sembra essere diversa. Cinque Stelle e Lega, dopo aver accettato l’accordo con l’ex capo della Bce come ultima spiaggia per scongiurare il voto, tra qualche mese, quando si avvicineranno le scadenze elettorali nelle grandi città, ricominceranno a scalciare subordinando gli interessi statali a quelli di bottega. Risulta quasi impossibile non pensare che, funzionalmente alle strategie cattura like e cattura voti, non ritireranno fuori dal cilindro le mancette e lo slogan “prima gli italiani”, soprattutto considerando la concorrenza di Fratelli d’Italia dagli scranni dell’opposizione.


L’instabilità politica, la crisi economica e la crescita di movimenti populisti rappresentano gli elementi di uno scenario nel quale gli establishment sono costretti a “galleggiare”, a turarsi il naso in nome della conservazione dello status quo. In fondo anche in passato si è confidato nell’appoggio delle forze nazionaliste e (apparentemente) anti-sistema con l’obiettivo di usarle e poi di metterle da parte, oppure di legittimarle e di renderle moderate attraverso l’istituzionalizzazione. Una strategia azzardata che, tuttavia, spesso ha prodotto cattivi frutti e la fine di quel regime che si voleva tutelare (si pensi allo Stato liberale italiano o alla Repubblica di Weimar).

Certo la storia non è una scienza perfetta, ma spesso ci ammonisce sui possibili rischi che si corrono riproponendo determinate condizioni. Nel nostro caso la legittimazione, da parte di un governo europeista, di forze nazionaliste e qualunquiste rischia di dare la stura a quell’intolleranza e a quella violenta insofferenza che già aleggiava nel Paese. L’odio su cui soffia la cattiva politica è venuto fuori soltanto in parte - come dimostrano gli insulti dei decerebrati che quotidianamente offendono Liliana Segre o che da qualche tempo hanno individuato come proprio bersaglio lo storico Eric Gobetti -, ma che in questo clima di indulgenza in ambito di etica pubblica rischia di venire fuori con tutta la sua violenza.

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