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Il richiamo dei sovranisti a una storia che non è mai esistita offende la nostra civiltà

Tra i leader che oggi osteggiano la regolarizzazione dei lavoratori stranieri in Italia ci sono - ovviamente in prima fila - i continuatori in tempi recenti delle peggiori politiche di intolleranza e di chiusura rispetto all’altro. Quei piccoli caporali che da anni ormai tuonano contro l’arrivo di migranti e contro la contaminazione culturale della presunta purezza italica. In alcuni casi, così come amava fare il regime fascista, si richiamano – in modo avventato – all’antica Roma e alla civiltà latina. Un accostamento, quello dei nuovi figli della lupa (leghisti e non), che viene ripetutamente utilizzato nel discorso pubblico per motivare la presenza di una presunta integrità contro la possibile accoglienza o la legittimazione della presenza di “nuovi italiani”. Tutti ricordano la messa in scena dell’ex ministro della gioventù (sic!) che ogni anno tuona contro gli attacchi al presepe.


Inutile soffermarsi sulla pochezza politica di tali argomenti - lo hanno fatto già in tanti. Argomenti che non tengono nella dovuta considerazione la vita e l’identità di tanti ragazzi che ormai da anni vivono in Italia. Ricordo sempre con un forte senso di amarezza la storia di una mia ex allieva che aveva i genitori stranieri. Ragazza preparata e vogliosa di arrivare il più lontano possibile. Estremamente in gamba tanto da riuscire a superare a pieni voti l’orale dell’esame di Stato, nonostante le schizofreniche modalità in vigore fino allo scorso anno (avrete sicuramente sentito parlare delle tre buste predisposte dalla commissione). Ecco, quella giovane che poteva essere una risorsa per questo disgraziato Paese, di fronte all’impossibilità di essere anche legalmente una cittadina italiana, ha preferito andare a studiare lontano dal Bel paese.

L’aspetto più tragicomico di queste posizioni, però, è il loro richiamo all’antica Roma che dimostra – qualora ce ne fosse ancora bisogno - la scarsa conoscenza della storia antica da parte di coloro che oggi si fanno chiamare sovranisti. Quella cultura latina che dicono di preservare, infatti, era tutt’altro che chiusa, così come dimostrano di essere i leader della destra nazionale odierna (e non solo). L’apertura dei latini (o, se volete, dei romani) a nuove realtà culturali e a nuovi popoli è stato il segreto della grandezza della repubblica prima e dell’impero poi. La stessa città di Roma nasce grazie al sinecismo tra villaggi appartenenti a popolazioni diverse. Per non parlare del pantheon, della letteratura o della filosofia che seppero riconoscere l’importanza e la grandezza dell’ellenismo (che a sua volta era il frutto di altre contaminazioni). Insomma, nell’interesse di tutti, ogni tanto bisognerebbe anche tacere quando si conosce poco e male il Paese che si vorrebbe difendere.

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