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Il “maradonismo” oltre Maradona: il culto che ha smaterializzato il calciatore

“Non puoi capire”. Quante volte vi hanno ripetuto questa affermazione perentoria che chiudeva, senza alcuna possibilità di replica, qualsiasi ragionamento su Diego Armando Maradona. Dopo aver concordato sulle indubbie capacità calcistiche, infatti, il dibattito si è sempre impantanato, con una necessità quasi matematica, sulla natura ontologica del personaggio. Per tutti gli amanti dell’argentino, infatti, ad un certo punto della storia il calciatore, indipendentemente dalla sua volontà, si è scisso in due: una figura terrena e una metafisica.

Dopo che si è esaurita la natura sportiva (o forse ancora prima), al di là della sua presenza o meno, il nome di Maradona è stato letteralmente evocato come uno spirito guida di una religione laica che ha assunto forme socio-politiche. Una credenza che, grazie all’immagine “sacra” e visibile, ha acquisito automaticamente i canoni della “verità di fede”. D’altronde, come sosteneva lo storico Johan Huizinga, quando si attribuisce all’idea un’esistenza reale, è la stessa mente che sente il bisogno di vederla vivere e può realizzare questo obiettivo soltanto personalizzandola. Con Maradona accade esattamente questo. L’amore smisurato ha assunto delle fattezze culturali derivanti da aspirazioni – consce e inconsce – diventate improvvisamente sussistenti grazie ai simboli. Questi ultimi, in altre parole, hanno rappresentato il mezzo per oggettivare i sentimenti dei suoi sostenitori.


La condizione sociale e la voglia di rivalsa (culturale, politica o sociale) hanno spinto singoli o intere comunità a rendere concreti i propri sentimenti e a elaborare dei messaggi che esprimono il loro Weltanschauung. Non più come pensiero debole ma come chiave gnoseologica onnicomprensiva che, in un rovesciamento dei rapporti di forza, si è posta come obiettivo una riscossa contro tutto quello che confusamente è percepito come tirannico (il nord del mondo, il capitalismo, il nord, il palazzo, ecc.).

Così, la fede “maradoniana” (il copyright di questo aggettivo è della Iglesia Maradoniana fondata nel 1998 a Rosario, in Argentina) ha dato vita a manifestazioni istintive e prelogiche che, di fronte alla reale impotenza, comunicano inconsciamente una spiegazione del mondo e, in alcuni casi, una soluzione ai problemi. Un ritualismo che prevarica su un contenuto non sempre razionalizzabile se non attraverso il credo, nonostante i tentativi di dare una cornice logica a tale culto.

Il “maradonismo”, strumento di lotta contro la realtà ingiusta e in continuo cambiamento, infatti, enumera tra i propri sostenitori anche una categoria di sostenitori agiati e mediamente acculturati che hanno tentato di conciliare tale fede con la ragione, soprattutto nello scivoloso campo della politica. Qualche giorno fa ho letto un articolo di tale Massimiliano Gallo sul sito del Napolista (l’enclave abbiente del tifo partenopeo), nel quale si definiva Diego – cito - “un leader politico profondamente odiato”. Da quel momento ho cercato di indagare i motivi di tale affermazione. In fondo Maradona, nel senso pieno del termine, non ha mai fatto attivamente politica – volendo ovviamente escludere le comparsate accanto a noti leader dell’America latina e il tatuaggio del “Che”. Riflettendo ho capito. Il “Maradona politico”, attraverso una rivoluzione copernicana percettiva, non è nel Maradona uomo, ma negli occhi degli estimatori del “Pibe” che hanno edificato il mito. Sosteneva George Mosse che dove si assiste alla crisi dei governi rappresentativi, ogni forma della vita si politicizza. Indubbiamente questo potrebbe essere il caso di Napoli e della stessa Argentina, dove il culto “maradoniano” è diventato lo strumento retorico per eccitare e mobilitare le folle per fini politici. Per non citare i soliti noti, basti pensare a Sandro Ruotolo che periodicamente sfoggia tutto l’armamentario retorico esogeno ai suoi interessi pubblici affidandosi proprio al “maradonismo”.

Nonostante i tentativi di sottoporre il messaggio socio-politico al vaglio della ragione e di qualsiasi processo logico, il culto del Maradona “metafisico” resta un argomento non razionalizzabile. Perciò, quando vi diranno “Non puoi capire”, state tranquilli. Il vostro quoziente intellettivo non si è abbassato improvvisamente, non siete meno svegli del vostro interlocutore, siete semplicemente un eterodosso o, nella peggiore delle ipotesi, un ateo.

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